Archivi categoria: Esperimenti

Operata di Tumore senza anestesia

L’allergia a numerosi farmaci ha spinto una donna di Padova ad una scelta senza precedenti nella medicina. La donna si è operata di un tumore alla pelle alla coscia destra senza anestesia.
Le è stata praticata un’incisione e le è stato tolto il tessuto adiposo sotto al melanoma senza alcun farmaco per anestetizzare il dolore.

Ipnosi al posto dell'anestesia

L’unico aiuto alla paziente è stata l’ipnosi.
Grazie all’ipnosi infatti la paziente è stata fatta rilassare ed è stato possibile procedere all’operazione.
Una notizia che apre diversi scenari nella medicina, l’ipnosi potrebbe essere utilizzata sempre più in futuro come alternativa ai farmaci anestetici tradizionali.

Basta un’iniezione per riparare la frattura

Un osso sintetico, iniettabile e in grado di stimolare la rigenerazione ossea. È un nuovo materiale, perfezionato e brevettato dall’Istituto per i materiali compositi e biomedici del Consiglio nazionale delle ricerche (Imcb-Cnr) di Napoli, che può essere utilizzato come sostituto osseo per riparare fratture da traumi e intervenire nelle patologie del sistema scheletrico e nella perdita di sostanza ossea all’osteoporosi. Il brevetto, si legge in una nota, è stato depositato con Finceramica Faenza Spa, società nata come spin-off dall’Istituto della scienza e tecnologia dei materiali ceramici del Cnr (Istec-Cnr) di Faenza, che si occuperà del potenziale sfruttamento industriale.

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Bambini e neonati a rischio di Ictus

Si associa spesso l’ictus all’età adulta e agli anziani in particolare. In realtà, una ricerca statunitense sottolinea il pericolo che corrono i più piccoli, che spesso rischiano più dei grandi perché i sintomi passano inosservati e non vengono, in molti casi, soccorsi in maniera adeguata.

Uno studio sul rischio di ictus ischemico delle arterie fra i bambini è stato presentato dalla dott.ssa Rebecca Ichord del Children Hospital di Philadelphia durante l’International Stroke Conference, un convegno sull’ictus che si è svolto a San Antonio, in Texas.
Secondo lo studio, la maggior parte dei bambini che hanno subito un ictus non sono stati oggetto di una valida e pronta diagnosi nella fase iniziale. La ricerca si basa su 90 bambini colpiti da ictus fra il 2003 e il 2009 con età media di 6 anni. Posti sotto osservazione dall’équipe della dott.ssa Ichord, 12 di questi bambini hanno presentato ictus ricorrenti, la maggior parte un mese dopo il primo attacco.
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Le cellule della nonna.

Quando il cervello riceve le informazioni visive, almeno in una certa misura queste vengono separate e analizzate in aree diverse, deputate a specifiche funzioni.

volti - le cellule della nonna

Sarà fatta un’analisi delle forme, una dei colori, una del movimento, e anche una degli oggetti, fino ad arrivare ai volti. Esiste infatti un’area del lobo temporale, la Face Fusiform Area (FFA) presso il giro fusiforme, le cui cellule rispondono preferenzialmente ai volti.

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Avete le traveggole? È colpa dei vostri neuroni.

A volte percepiamo qualcosa che non c’è, e non mi riferisco solo a visioni e apparizioni, ma anche alla vita di tutti i giorni.

avete le traveggole ?

Vi è capitato, ad esempio, di aspettare un messaggio al cellulare o una chiamata e sentirlo vibrare in tasca o squillare per poi scoprire di esservelo immaginato? In quei casi tali percezioni sembrano proprio vere, e in una certa misura lo sono!

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Non dormire uccide.

In un articolo precedente è stato l’interrogativo forse più importante sul sonno: a che serve dormire? Un modo piuttosto diretto per rispondere al quesito è quello di impedire alle cavie di dormire, misurando gli effetti della privazione di sonno sul loro organismo.

non dormire uccide

Una serie lunga di studi su animali, a partire dalla fine del diciannovesimo secolo (per esempio Mancéine 1894, oppure Bunch, 1946), mostra degli effetti abbastanza ricorrenti.

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Le cellule della profondità.

Se vediamo una palla sospesa nel vuoto, chi ci dice che non è un pallone enorme molto lontano piuttosto che una puntino sotto i nostri occhi? Il sistema visivo deve capire la profondità, la distanza lungo lo sguardo.

cellule della profondità

Quando dobbiamo percepire gli oggetti nello spazio usiamo spesso indizi indiretti. Ad esempio la grandezza relativa, considerando che proiezioni nell’occhio di oggetti lontani risultano più piccole deduciamo dall’immagine di un uomo che è la metà di quella di un altro che i due sono distanti lungo il nostro sguardo.

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Problemi a far di conto? Ci pensano i neuroni.

Molte volte osserviamo un pugno di fagioli, di monete, di carte da gioco, e abbiamo un’idea di quante siano senza contarle una a una. Addirittura molti animali ne sono capaci, mostrando di riconoscere piccole differenze di quantità se adeguatamente ricompensati con qualcosa di gustoso.

Registrando l’attività dei neuroni di questi animali, si è trovato che esistono particolari cellule che rispondono alle quantità, permettendo di riconoscere. Nell’uomo fino a poco tempo fa non era stato dimostrato che esistesse qualcosa di simile, essendo in effetti eticamente problematico scoperchiargli il cranio.

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Percepire Stanca !

Quando percepiamo uno stimolo esterno, come una luce o un suono, alcuni neuroni detti trasduttori si attivano traducendo in scariche nervose il segnale fisico proveniente dal mondo esterno. A volte uno stimolo è costante nel tempo, e continuare a segnalarlo sarebbe inutile oltre che stancante, perciò semplicemente dopo un po’ viene ignorato.

Percepire stanca

Ad esempio quando indossiamo un abito, all’inizio ce lo sentiamo addosso, e dopo un po’ la sensazione scompare. Questo perché i neuroni tattili che segnalavano la pressione dell’indumento si sono stancati, e segnaleranno solo ulteriori variazioni.

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L’ecstasy? Frigge sul serio!

Il neurone è un oggetto relativamente semplice, che prende dei segnali chimici o elettrici in entrata e risponde con un segnale elettrico in uscita. Se è vero che il nostro pensiero deriva dall’attività dei neuroni, certo non è la singola cellula a determinarne la complessità.

ecstasy

Il cervello infatti possiede 1’000’000’000’000 neuroni, che cooperano grazie a un numero enorme di interconnessioni. Sono proprio le connessioni che si modificano quando impariamo qualcosa, che determinano i circuiti che ci portano al ragionamento. E disgraziatamente è lì che agisce l’ecstasy, distruggendole.

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