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I geni non bastano: i bambini devono guardare il mondo.

Se pensiamo che tante delle caratteristiche che ci distinguono si sviluppino rigidamente su base genetica ci sbagliamo. Molti dei nostri caratteri evidenti, fenotipo, sono determinati dall’ambente in cui cresciamo o dall’interazione di questo con la nostra dotazione genetica.

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Ad esempio la suscettibilità allo stress, ma anche le capacità di memoria, o la vista stessa. Infatti sappiamo che gattini che crescono in un certo periodo del loro sviluppo con l’occhio tappato, avranno una visione pessima da questo, e al livello anatomico le connessioni nervose da quell’occhio al cervello saranno più deboli e minori di quelle dall’altro occhio, che invece avrà stabilità più sinapsi del normale, come se gli occhi competessero fra loro.

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Figli trascurati? Saranno più nervosi.

Un gatto ci attraversa improvvisamente la strada costringendoci a frenare, ci chiamano per un’interrogazione o un esame, il cuore e la respirazione accelerano, la lingua si secca, le pupille si dilatano, e i peli si erigono: state vivendo un’esperienza di ansia.

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Dal cervello infatti parte un’informazione che per l’ipotalamo arriva all’ipofisi fino alle ghiandole surrenali, che secernono adrenalina e cortisolo, i quali ormoni, assieme all’attivazione di una parte del sistema nervoso periferico, il sistema simpatico, determinano quelle condizioni descritte prima.

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Basta con la TV: uno sviluppo ricco d’interazioni migliora l’intelligenza!

Con entrambi i genitori a lavoro, e spesso figli unici, i bambini passano ore davanti alla TV senza giocare in gruppo o neppure con i giocattoli. Studi sui ratti suggeriscono che questo possa impoverire il loro sviluppo cognitivo.

Infatti ratti cresciuti in gabbie affollate, ricche di ruote girevoli e oggetti curiosi e diversi sono più bravi ad apprendere e ricordano più a lungo, sia percorsi nei labirinti che immagini visive. Questo miglioramento nelle facoltà cognitive ha un chiaro riscontro anatomico nell’aumento del peso cerebrale, dello spessore corticale, della complessità delle connessioni fra neuroni, e della funzionalità di alcuni sistemi neurotrasmettitoriali. (Diamond, 2001; Rosenzweig e Bennett, 1996).

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